L’Ora bUca, III edizione digitale

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Giornalino scolastico Liceo B. Cairoli

– Vigevano –

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  • Intervista ai ragazzi del classico!
  • Passione
  • Rientri pomeridiani: il gruppo di teatro di Alcide Fusani
  • Da alunni a insegnanti

 

Ringraziamenti

Patrizia Bruggi, Simone Manfredi, Marianna Ossola, Bianca Maria Pazzi.

Un ringraziamento particolare alla professoressa Tacchini, al Professor Colli, agli alunni Melika Masoudi e Abram Farina, e a tutti voi lettori.

La Direzione

Intervista ai ragazzi del classico

L’intervista è sul canale YouTube del giornalino! Ecco il link

Simone Manfredi, V A sc,

Marianna Ossola, V B cl,

Melika Masoudi, I A cl,

Abram Farina, V B cl

 Passione

Passione per il dizionario Treccani, nell’uso comune:

“Sentimento intenso e violento (perlopiù di attrazione o repulsione verso un oggetto o una persona) che può turbare l’equilibrio psichico e le capacità di discernimento e controllo … E più concretamente … Partecipazione profonda, per naturale inclinazione e con dedizione totale di sé”.

Personalmente penso che le passioni siano le emozioni che agitano la nostra vita, la catturano e la spingono verso nuove mete e permettono così che possa essere realmente vissuta.

È proprio nell’età adolescenziale che esse devono essere coltivate al fine di poter individuare il giusto percorso di crescita della conoscenza per il soddisfacimento del principio del piacere nell’età adulta. La scuola è il campo in cui allenarsi per il futuro usando come strumenti di formazione la passione, la creatività e la curiosità.

Con grande piacere ho potuto constatare il tentativo riuscito di cambiamento nella formazione della nuova generazione offerto da questo liceo, già mia scuola, che ha sostituito un insegnamento tradizionale con una scuola in cui un ventaglio di offerte formative permette, attraverso la riflessione, il confronto e la condivisione con il gruppo, di educare alla vita e alla consapevolezza dell’apprendimento globale per la crescita dell’individuo.

Patrizia Bruggi, V B sc A.S. 1981- 82

Rientri pomeridiani

Il gruppo di teatro di Alcide Fusani

Alle fatidiche due parole “rientro pomeridiano” lo studente medio, vessato ogni mattina dalla tripletta professoressa/e-verifica-interrogazione di turno, stanco nell’anima, con un livello di caffeina nel sangue che stenderebbe una mandria di bisonti, inorridisce.
Nel suo cervello un’unica immagine appare a intermittenza, meglio dell’insegna di una farmacia: il divano.
Ma dopo un più che meritato riposo, lo studente medio ha certamente una vita da vivere, ben diversa dalle dolci illusioni dei nostri docenti.
In sintesi, lo studente medio pensa “sti cazzi”, e se ne torna a casa.
Eppure esiste una cosa assai fastidiosa e incomprensibile (alla veneranda età di diciannove anni non ho ancora capito come funziona) che si chiama “credito informativo”, per cui si viene incitati vivamente a trangugiarsi un panino alle due e mezza del pomeriggio e tornare sui propri passi.
Un consiglio? Date un’occhiata al laboratorio di teatro del professore Alcide Fusani.
Dovete tendere bene l’orecchio e carpire ogni voce di corridoio, perché la notizia del primo incontro è più sfuggente della signora Laura, ma solitamente si aggira verso metà ottobre inizio novembre.
Superato il disagio di centrare data e orario, vi ritroverete in un’aula messa a disposizione per tale attività, che l’anno prossimo sarà proprio l’aula magna. È una volta lì… Che fare? Non abbiate paura, su, entrate.
Il gruppo del teatro è il più eterogeneo, folle e pieno di passione di tutta la scuola.
Nelle prime lezioni ci si conosce, si discute del nuovo spettacolo scritto dal professore e alcuni alunni, e sopratutto si scelgono le parti.
Inutile dirlo: quelle principali vanno ai ragazzi di quinta, che calcheranno per l’ultima volta il palco, mentre le parti secondarie e gli alberi parlanti andranno rispettivamente ai più audaci e agli assenti.
Una volta che a ognuno è stata assegnata una parte, si iniziano le prove dalle 14.30 fino alle 16.30, e si scatena l’inferno.
Dal fondo dell’aula si leva un “BONIIIIII” che zittisce tutti. No, non è il professor Fusani, è solo Vittorio Locatelli. Al coro si aggiungono solitamente altre imitazioni di consenso, con grande trionfo di versi e risate.
“SILENZIO, per favoreeeeee” sì questo è decisamente il professore, l’unico che sappia contenere un gruppo così numeroso e disperato.
Anche Veronica Previde Massara ha provato che cosa significhi scrivere le parti teatrali, gestire i ritardi dei partecipanti (temporali e mentali), procurarsi i costumi di scena, risolvere le incomprensioni, cercando di venire sempre incontro a tutti. A lei, un sincero grazie.
Ed è proprio durante queste lezioni che, come in ogni classe del resto, spicca chi è più portato per la recitazione, chi ha solo un grande coraggio e si butta senza vergogna, chi è bravo a fare il deficiente, e chi invece sembra timido e impacciato, ma la sua sola partecipazione è già prova di audacia. E alla fine, che tu sia un albero parlante o la presentatrice dello spettacolo, poco importa. Perché il gruppo di teatro ti dà l’occasione non solo di mettere alla prova te stesso e i tuoi limiti, ma ti insegna a superare crisi di interpersonali e di organizzazione, a gestire la paura, a comunicare il meglio possibile con il pubblico e con i tuoi compagni, e a sviluppare un’eccellente arte nell’improvvisare e inventare tutto di sana pianta (con l’arreso disappunto di Fusani).
Insomma, partecipare al gruppo di teatro significa tanto tanto divertimento e voglia di mettersi in gioco. Non abbiate paura di fare la figura degli idioti (vi parla una che nell’ultimo spettacolo sembrava fra Tufk con un enorme torta di polistirolo in braccio), perché i pomeriggi passati assieme, le prove, l’emozione dietro alle quinte, la gioia di avercela fatta, i festeggiamenti, queste sono le cose più improntanti che vi ricorderete dei cinque anni al Cairoli. Quindi fate tutto, sperimentate tutto, ritagliatevi del tempo e cercate di partecipare a questo tipo di attività, perché non significano sacrificio, ma vivere pienamente la vita da liceale

Marianna Ossola, V B cl

Da alunni a insegnanti

Il 14 maggio si è tenuta nell’Aula  Magna del Liceo Benedetto Cairoli di Vigevano la conferenza su Teresio Olivelli. Questo ragazzo fu alunno di questo liceo.

Il titolo della conferenza era ” Da allievo a maestro”; questo perché il giovane Olivelli è stato, nel corso della sua vita insegnante di valori sia per i suoi coetanei sia per i suoi docenti.

Nel 1938 aderì al fascismo, ma in una forma estremamente personale, contraddistinta da forti ideali religiosi e dal desiderio di cambiare dall’interno un pensiero che stava causando troppe vittime innocenti; nel 1943 mise fine alla sua vita politica nel partito, in seguito alle leggi razziali e alla degenerazione del nazionalismo voluta da Hitler, dopo aver compreso che il fascismo non poteva essere cambiato neanche dal proprio interno.

Si dedicò all’insegnamento ritenendo che la scuola fosse il luogo dell’impegno non dato da dottrine quasi trascendentali, ma dettato da ideali delle singole persone.

Olivelli ritenne fondamentale essere sempre fedele ai propri ideali, e morì per questo.

Aderì alla resistenza, ma non fu un militare, fu un intellettuale. Combatté per la libertà di pensiero, di opinione, di insegnamento.

Ci sarebbe molto da dire su questo giovane ucciso a soli  29 anni dopo essere stato picchiato a morte, bruciato, le cui ceneri sono state disperse; vorrei però focalizzarmi sul fatto che da alunno è divenuto insegnante di vita e di ideali. La sua scuola non aveva mura, era aperta, e lo seguiva ovunque andasse, le sue lezioni riguardavano l’identità delle persone, a cui esse devono essere sempre fedeli, i suoi allievi sono stati tutti coloro che l’hanno incontrato.

Al giorno d’oggi, in uno Stato in cui vige la libertà di pensiero e di espressione, i nostri professori non si fermano alle materie canoniche; attraverso messaggi più o meno diretti fanno trasparire il loro pensiero, creando momento di scontro e incontro, di condivisione di idee e arricchimento di conoscenze.

La scuola vera non si ferma alle lezioni prestabilite, alle lezioni imparate a memoria per prendere un voto; si spinge oltre, permette ai ragazzi di conoscere realtà, pensieri, opinioni, differenti, e di imparare a crescere cittadini del Mondo.

 

Bianca Maria Pazzi, IV C sc

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